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Quando la vita è più ingombrante della morte. È questo il grottesco paradosso su cui Ercole Patti fonda ‘L’avventura di Ernesto.

In un contesto di comprensibile stupore e reazioni basite, prende le mosse la surreale storia di un intellettuale, morto da quasi vent’anni, che ritorna in vita grazie ad un esperimento medico.

Dinnanzi allo sconvolgimento emotivo di parenti e conoscenti, si rende conto che alla fine l’unico approdo possibile è sempre e solo la morte, colta, questa, nelle esilaranti forme del lento decadimento fisico, implacabile nell’incessante suo procedere. All’interno di queste coordinate si inquadra la vittoria del tempo, che con il suo scorrere inesorabile segna dei solchi indelebili, tanto per gli uomini quanto per le donne, poiché passa per tutti, anche per chi non c’è più. Non un viaggio nella memoria, bensì nostalgia del futuro, di ciò che potrebbe essere.

L’autore approfitta così per gettare una luce sinistra, quanto realissima e materica, sui profittatori dell’ultima ora e, più in generale, su una colorita galleria di pseudo-familiari ed amici.

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